Reportage di Gazzetta Matin: Cosa pensano i pendolari dei Bimodali?

logoTra orari pazzi e la corsa ad accaparrarsi un posto

CARLO ALBERTO Carlo Alberto, studente del primo anno di specialistica al SUISM di Torino: «il principale disagio causato da questo viaggio è l’assalto ai posti durante il cambio di treno a Ivrea. In particolare nel ritorno a casa infatti, il treno verso Aosta è troppo piccolo, i posti non sono mai sufficienti e spesso, se non si è abbastanza veloci, bisogna trascorrere la seconda metà del viaggio in piedi o seduti per terra. Ciò che davvero mi stupisce è che questa situazione è ormai vista come una normalità da parte di molti. Credo però che i treni bimodali non possano rappresentare davvero la risoluzione del problema. Trattandosi di un sistema provvisorio e per altro molto costoso forse sarebbe meglio l’elettrificazione della linea». ILARY Ilary, studentessa al secondo anno di Medicina Veterinaria: «lo scorso anno sono rimasta bloccata a Chivasso per più di un’ora dal momento che il treno che avremmo dovuto cambiare non era presente. Nonostante per quest’anno non si siano ancora verificati grandi disagi sul tratto, eccetto qualche ritardo, credo i treni bimodali possano rappresentare un’ottima soluzione. Ne ho sentito parlare e si tratterebbe di treni parzialmente elettrici che permetterebbero finalmente a noi studenti di raggiungere la stazione di Porta Susa senza dover più cambiare». ERICA Erica, studentessa del secondo anno di psicologia: «il cambio del treno, spesso anche più volte in un solo viaggio e la lotta per accaparrarsi un posto a sedere durante il cambio a Ivrea sono gli aspetti più faticosi del viaggio. Una volta l’anno scorso ho dovuto aspettare cinque ore un pullman alla stazione di Ivrea perché il treno, troppo piccolo, non poteva contenerci tutti. Così, partita da Torino alle due sono arrivata a casa alle sette passate! Ultimamente mi sono informata sulla questione dei treni bimodali e mi ritrovo d’accordo con la posizione dell’associazione dei Pendolari Stanchi: i treni bimodali non sono la soluzione del problema, converrebbe subito procedere con l’elettrificazione della linea». EUGENIA Eugenia, studentessa del terzo anno di Medicina Veterinaria: «la parte peggiore di tutto il viaggio è sicuramente la durata. Non è possibile impiegare ogni settimana più di due ore per scendere a Torino e altrettante per risalire. L’esperienza più eclatante in questi tre anni è senz’altro stata l’attesa di quattro ore sotto la neve della stazione di Chivasso. Non ho ancora sentito parlare dei treni bimodali e non so che vantaggi potrebbero avere per la linea». NADINE Nadine, studentessa del primo anno di Radiologia: «questo è il primo anno per me come pendolare Aosta Torino e devo dire di non avere ancora avuto particolari esperienze di ritardo. Credo che il grande problema del tratto sia quello dei cambi però; il cambio a Ivrea tutto sommato non è un grosso problema, ma quando i cambi diventano due il viaggio si fa davvero pesante. Purtroppo sulla faccenda dei treni bimodali non mi sono ancora bene informata e preferisco capire bene di cosa si tratta prima di formulare un’opinione». CECILE Cécile, studentessa di Ingegneria al primo anno: «giusto la scorsa mattina sono arrivata a lezione in ritardo per un ritardo del treno di venti minuti! Tuttavia, nonostante non sia molto tempo che viaggi, il cambio del treno a Ivrea per me non ha rappresentato un grosso problema. Grazie a un mio professore del liceo mi sono interessata alla questione dei treni bimodali e sulla scia di Valle Virtuosa credo non siano necessari quanto invece lo sarebbe la soluzione definitiva del problema: elettrificare la linea». ALESSANDRA Alessandra, studentessa del IV anno a Torino: «purtroppo il giudizio non è positivo. Succede di frequente che il numero di vagoni è insufficiente a contenere tutti coloro che devono viaggiare. Per non parlare del fatto che due ore e mezza per la tratta Aosta-Torino sono davvero troppe, considerando soprattutto che talvolta, causa ritardi o doppi cambi, le ore diventano tre. In ultimo si potrebbe risparmiare tempo evitando soste lunghe e inutili, come quella ad Ivrea in alcune fasce orarie (come ad esempio alle 11.30 o alle 15) o a Chivasso». RICCARDO Riccardo, studente al II anno; «per quanto riguarda la tratta ferroviaria Aosta-Torino ci sono sia degli aspetti positivi che negativi. Tra i primi c’è una buona copertura per quanto riguarda gli orari di partenza e arrivo e il fatto che la Regione Valle d’Aosta rimborsi agli studenti buona parte del prezzo del biglietto. Tuttavia il tempo di percorrenza è eccessivo e si potrebbero aggiungere vagoni, specialmente in alcune orari, come il venerdì sera quando tanti studenti tornano a casa dopo una settimana passata a Torino per frequentare l’università». LUIGI Luigi, studente al I anno: «un treno diretto sarebbe sicuramente più comodo poiché ci impiegherebbe meno tempo e si potrebbe prevenire che alcuni passeggeri viaggino in piedi aggiungendo dei vagoni. Bisogna però dire che i treni, soprattutto nella tratta Aosta- Ivrea, sono abbastanza nuovi perciò puliti e

confortevoli». GIULIA E NAOMI Giulia e Naomi: «scomodità è la prima parola che mi viene in mente se penso ai viaggi in treno. La linea diretta è indispensabile, i problemi sono tanti. I vagoni sono pochi, non è infatti così raro fare interi viaggi in piedi o seduti per terra, e il tempo di percorrenza è davvero troppo. Inoltre alcune fasce orarie sono completamente scoperte e non c’è neppure l’alternativa di un pullman». CHIARA Chiara, studentessa al secondo anno di ingegneria meccanica al Politecnico di Torino: «sicuramente avere gli sconti sul prezzo del biglietto che da 8,50 euro possiamo acquistarlo a 2,90 è una grande agevolazione e non posso nemmeno lamentarmi del nuovo Minuetto che funziona, è pulito e arriva quasi sempre in orario. I problemi arrivano quando il treno parte in ritardo dalla stazione di Torino che, se è con circa mezz’ora di ritardo, decidono di sopprimerlo dopo averlo aspettato per tutto il tempo. Inoltre, non sarebbe male avere qualche corsa in più soprattutto il giovedì, il venerdì e la domenica quando i treni sono affollati. Per ultimo, trovare una soluzione per evitare il cambio e valutare quindi una linea elettrica diretta fino ad Ivrea per riuscire così a velocizzare la tratta non sarebbe una cattiva idea». MARCO Marco, studente al terzo anno di Comunicazione interculturale delle Scienze Umanistiche di Torino: «Ormai mi sono messo l’anima in pace per quanto riguarda i miei viaggi in treno da Aosta-Torino. Ammetto che rispetto a qualche anno fa i treni sono diventati più puntuali, ritardano qualche volta di 10 minuti, cosa che un po’ di tempo fa era oro colato. Però, nonostante la puntualità, è ancora insostenibile la situazione che si presenta il venerdì. Puntualmente c’è gente che deve fare il viaggio Ivrea-Aosta in piedi e, la settimana scorsa, io ero uno di quelli. Basterebbe una carrozza in più e il problema sarebbe risolto o, perlomeno, contenuto». MARIKA Marika, giornalista professionista a Torino, pendolare dal 2010 e già da studentessa. «Non credo che i problemi della ferrovia valdostana si risolvano con l’acquisto di nuovi treni; credo sia necessario ripensare la ferrovia, credo che il Minuetto che non può entrare a Porta Susa non sia un bell’esempio. Vivere a Torino e viaggiare molto per ragioni lavorative significa rendersi amaramente conto di come la Valle d’Aosta sia tagliata fuori; per percorrere un centinaio di km scarsi sono necessari uno o due cambi, senza contare ritardi e disservizi. Ricordo un recente viaggio odissea, oltre 4 ore per raggiungere Aosta da Torino. Il treno delle 6.20, il lunedì mattino è pieno zeppo e a Ivrea, il cambio non è sempre sullo stesso binario; chi ha tanti bagagli, chi ha difficoltà motorie, una mamma con il passeggino ha il suo bel daffare; lo stesso succede il venerdì, al ‘rientro’; alle 17.30, già alla stazione di Susa, si viaggia in piedi. Senza aggiungere i

ritardi e le coincidenze che spesso a Ivrea e Chivasso non ci sono. L’autobus è stato una buona alternativa finchè il servizio è stato garantito; impensabile sostenere i costi dell’auto; tra benzina e autostrada è economicamente insostenibile».

Le interviste sono a cura di Claudia Olivotto, Ursula Ferrari e Ilaria Cavalet Giorsa

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