da LA STAMPA: “Il problema della ferrovia? Basta prendere esempio dall’Alto Adige”

Maria Pia Simonetti e Helmut Moroder all’incontro di Sarre

Parla l’esperto che ha rilanciato
la linea Merano-Malles

CRISTIAN PELLISSIER

Helmut Moroder è arrivato da Bolzano per parlare di treni e venerdì sera ha riempito la sala polivalente di Sarre in un incontro organizzato dai Pendolari Stanchi e da Legambiente. Moroder ha guidato il progetto che ha ridato vita alla linea ferroviaria Merano-Malles, in tutto 60 chilometri di binari, oggi considerata uno dei fiori all’occhiello italiani. La storia della Merano-Malles ricorda in parte quella della Aosta – Pré-Saint-Didier. «Nel 1991 aveva chiuso, dopo un lungo periodo di eutanasia. Poi il progetto era quello di asfaltare tutto e farci passare i pullman o fare una pista ciclabile». Poi la Provincia ha cambiato idea, ha speso 125 milioni di euro e ha ridato vita a una linea che oggi conta 1,7 milioni di passeggeri all’anno. «Noi puntavamo a 1,5», dice Moroder. E parlando della situazione valdostana aggiunge: «Non basta mandare delle lettere a Rfi, occorre essere propositivi. Devo dire che Rfi è molto disponibile».

Nel progetto della Merano-Malles né Rfi né Trenitalia avevano voce in capitolo, la linea è di proprietà della Provincia: «Ma poi le altre vallate hanno visto il successo e hanno iniziato a volere una ferrovia simile. Allora siamo andati da Rfi, che è la proprietaria, a chiedere di fare i lavori. Ci hanno detto di no, ma noi abbiamo detto che eravamo disposti a dividere le spese e hanno accettato al volo». Da Aosta a Pré-Saint-Didier sono 25 chilometri, il caso della Merano-Malles è un po’ diverso: 60 chilometri e una popolazione di 40 mila residenti. I lavori sono iniziati nel 2000, cinque anni c’è stata l’inaugurazione. Il successo è stato immediato: 1,5 milioni di passeggeri nel 2006 e poi a crescere fino ai 2,7 milioni del 2009 (la capacità massima). «Il treno attira almeno il doppio dei passeggeri rispetto ai bus», ancora Moroder. I convogli della Merano-Malles al momento sono diesel, «però stiamo pensando di elettrificare tutto, ci servono 30 milioni ma la gestione è meno costosa: in 25 anni rientriamo nell’investimento».

La linea è stata rifatta da zero ed è completamente accessibile anche dai disabili e molto usata dai ciclisti. I turisti, poi, l’hanno presa d’assalto, gli svizzeri in testa: «Abbiamo fatto un calcolo – racconta Moroder – e abbiamo visto come nel 2009 i turisti svizzeri fossero aumentati di 200 mila unità, l’unica spiegazione che si è data l’azienda turistica della Val Venosta è l’arrivo del treno. Considerando che la spesa media in un giorno per ogni turista svizzero è di 110 euro, possiamo dire che il treno ci ha fruttato 22 milioni». Dal pubblico la domanda: «Come facciamo a convincere i politici valdostani?». «Anche i nostri non ne erano convinti all’inizio, ora che hanno visto che va bene sono tutti dei sostenitori». Maria Pia Simonetti, di Legambiente conclude: «E pensare che ci basterebbe copiare». Al momento il destino dell’Aosta – Pré-Saint-Didier sembra essere un altro: addio treni, al loro posto bus e bici.

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