da La Stampa: L’incidente sull’A5 deve far riflettere

 

 

di MASSIMO GIUGLER Pendolari stanchi Vda, ALESSANDRA PICCIONI Legambiente Vda, PAOLO MENEGHINI Valle Virtuosa, AGOSTINO PETRUZZELLI Utenti ferrovia Chivasso- Aosta

Martedì 24 luglio 2012 attorno alle ore 12, si è verificato, sulla «A5» nel tratto fra Ivrea e Quincinetto (precisamente nei pressi dell’abitato di Baio Dora) un incidente che poteva provocare gravi danni ambientali: un autoarticolato, che trasportava acido nitrico si è rovesciato e 8.000 litri di acido, su 24.000 trasportati, si sono riversati sull’asfalto, danneggiandolo, e sui campi limitrofi, «bruciandoli». A seguito dell’incidente l’autostrada è rimasta chiusa nel tratto Quincinetto-Ivrea in entrambe le direzioni per tutto il pomeriggio. Il traffico da e per la Valle d’Aosta si è così riversato sulla Ss 26 e sulla provinciale 69 causando ingorghi di ogni sorta: basti pensare che il tempo di percorrenza da Donnas a Ivrea o viceversa era di 2- 3 ore! Le code di auto e Tir si sono protratte, ad Ivrea, fino alle ore 22. Quanto avvenuto impone alcune riflessioni: 1) L’incidente è avvenuto poco fuori da un centro abitato: se fosse successo poco dopo avrebbe avuto conseguenze ben più gravi per la salute della popolazione. L’acido nitrico in forma concentrata può causare gravi ustioni per contatto e corrode immediatamente le superfici, come è avvenuto per l’asfalto della A5, che ha dovuto essere rifatto. Pensate cosa sarebbe successo se fosse accaduto nel tratto di A5 che attraversa la città di Aosta o a Hône o se fosse caduto in Dora. 2) E’ stato sufficiente la chiusura dell’autostrada perché tutto si bloccasse con code da Pavone (casello autostradale) fin quasi a Bard. Chi doveva recarsi in Valle o semplicemente tornare a casa dopo il lavoro o ancora raggiungere località turistiche, magari con traghetti o aerei prenotati, ha subìto pesanti ritardi e gravi conseguenze. 3) Tir e automobili si sono buttati sulle strade locali senza alcun raziocinio, con la logica del fai da te. La sensazione era che non ci fosse alcun coordinamento men che meno un piano di emergenza. Non si è pensato a misure quali: blocco dei

Tir, istituzione di un senso unico sulla strada provinciale che da Ivrea corre quasi parallela alla Statale fino a Quincinetto, modificazione del flusso dei semafori, allerta della protezione civile per fornire indicazioni su tempi di percorrenza, soluzioni alternative quali orari treni, nonché, ma qui forse stiamo fantasticando, istituzione di treni speciali, ecc. 4) Questa situazione ha sconvolto la vita di molti paesi, rendendo evidente a tutti la fragilità del nostro sistema viario e, ancor più, di quel sistema arterioso che dovrebbe essere la rete del trasporto pubblico valdostano. Aeroporto non agibile, autostrada chiusa, statale intasata, pullman e mezzi privati fermi. Unica alternativa sarebbe stata la ferrovia. Un simile episodio dovrebbe rilanciare il dibattito sulla necessità di avere una ferrovia efficiente e funzionante, anche per ridurre il rischio incidenti e favorire una mobilità sostenibile. Avrebbe dovuto sollevare, quantomeno, una riflessione sulla sicurezza della più costosa autostrada d’Italia e sui costi ambientali che il trasporto su gomma comporta per una realtà specifica come quella valdostana. Invece, ci pare di notare, che la questione sia stata presto archiviata. Il sistema valdostano dei trasporti non è un problema dei pendolari. Coinvolge tutti e se non lo si ripensa profondamente guardandolo come un insieme unitario si rischia doverlo rimpiangere poi. Come è successo Martedì 24 luglio 2012.

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