LE NOTE DI ROBERTO BELLUCO – Alla Cortese attenzione di…

Pubblicato su “Il Pomeriggio – altre news”

Gentile Dottor Raffaele Guariniello e lettori aggiunti,

Il movimento dal luogo dove si abita è da sempre una conquista per l’uomo. Solo spostandosi c’è crescita culturale, sociale ed economica. Non per niente, nel 1800, l’arrivo di un mezzo a motore, su ruota o rotaia, era salutato o odiato perché toglieva il guscio di chiusura o protezione, che quella popolazione aveva. Anche oggi il movimento rimane basilare, si pensa che il web sopperisca agli spostamenti umani, ma uomini e merci -per fortuna – si devono “ancora” spostare in modo canonico.
I mezzi di viaggio sono, fondamentalmente, tre: auto, treno e aereo. Il volo di linea interno, nel nostro paese è limitato, legato all’estensione territoriale che permette i collegamenti solo con le grandi città, comunque sempre in zone decentrate con disagi evidenti per raggiungere l’aeroporto.
L’auto rimane il simbolo cavalleresco del dominio del proprio spazio, della conquista economica dove l’uomo, tenendo saldamente in mano le “redini” del destriero, decide dove e come muoversi. Salvo trovarsi, con altri cavalieri, incolonnati alla ricerca degli spazi di libertà. Ma anche questo simbolo realizzativo ha perso significato sociale, assumendone uno importante nella colonna uscite del bilancio famigliare. La crisi economica, dinamica nel suo aumento di peso, ha fatto aumentare i costi del rifornimento, manutenzioni, autostrade e tasse dirette, così molti hanno messo al palo l’ormai ex simbolo.
Il treno, mezzo che ha davvero rivoluzionato il modo di vivere delle persone, era ed è tornato prepotentemente in auge, come modo per far quadrare il bilancio.
Viaggiare in treno, spesso su linee datate, è una vera impresa, a meno che non si usino le principali arterie di collegamento. La Valle d’Aosta è collegata da una linea a binario unico, da Ivrea ad Aosta non elettrificata, che sta mettendo a dura prova la pazienza dei cittadini. Come se non bastasse il passante ferroviario di Torino, praticamente la linea ferrata è sotterranea, è stato giustamente vietato ai locomotori a gasolio. Ops, il Minuetto in servizio non è bimodale – gasolio e elettrico – quindi si deve effettuare a Ivrea la “rottura di carico”, per i non tecnici: trasbordo su treno autorizzato.
Ma il problema non è solo questo, capita spesso di essere fermi in mezzo ai prati, aspetto positivo solo da un punto di vista bucolico, oppure si deve abbandonare il treno per proseguire in autobus. Peccato che non siano sufficienti i posti per tutti. Le storie sono tantissime e spesso si ripercuotono sull’ingresso al posto di lavoro o a scuola. Al lavoro, sicuramente, l’indulgenza è sancita da una decurtazione del salario, o integrato con permessi retribuiti. Ma purtroppo non sono scelte personali.
I ritardi sono comunque quantificati in oltre mezz’ora, quando non salta il treno, e sono cose che cambiano i piani personali. Basti pensare che se sono su un diretto e vengo costretto a prendere un locale, arriverò decisamente dopo a quanto si era preventivato. Messa così forse non rende l’idea. Ma se ragioniamo che la distanza ferroviaria è di circa 129 km si prevede un viaggio di due ore, al pari della Torino Milano di 159 km ma in ore 1,52 con un treno regionale veloce, forse una differenza c’è. Trenitalia latita al punto tale che si da la zappa sui piedi anche con i treni speciali. In occasione della Fiera di Sant’Orso di Aosta, che attira migliaia di visitatori, vengono predisposti treni specifici per l’evento. Si deve sottolineare che non sono gentilmente offerti da RFI, ma pagati dalla Regione che in questo modo offre un servizio e si scarica della presenza ingombrante delle auto. Il risultato è stato l’arrivo in ritardo, con turisti furibondi. Ma d’altronde, essendo la Fiera un evento legato alla tradizione artigianale valdostana, Trenitalia ha pensato di rimarcare anche la sua tradizionale lentezza.
Non mancano le scuse che si smontano immediatamente, infatti un treno costretto a viaggiare a 25 km/h per un guasto al locomotore – almeno diceva il capotreno – arrivato ad Ivrea non può partire alla volta di Chivasso con viaggiatori a bordo. Un buon padre di famiglia, come recita il Codice Civile, non sarebbe così incosciente da far salire i suoi figli su un mezzo non idoneo.
Questa mattina (23 marzo 2012, nda) il treno da Ivrea per Torino Porta Nuova ha accumulato ben 22 minuti di ritardo. Ma tutto sommato è andata bene, perché non è più notizia il fatto di compiere ore di viaggio per questa tratta.
Ecco, non sono un giurista, ho solo una blanda infarinatura, ma visto che se per un incidente stradale una vettura ferma un tram (in pratica un treno urbano) e oltre un certo tempo, potrebbe legittimamente causare richiesta danni per interruzione di pubblico servizio, considerato che le proteste e le segnalazioni anche ad alto livello (in alcuni casi hanno anche generato denuncia ai viaggiatori che hanno ingombrato i binari) si trascinano da tempi biblici, mi domando se non ci sia pervicacia e non si configura l’interruzione di pubblico servizio.
Spero, anzi speriamo, di avere chiarimenti in merito.

La saluto cordialmente

Roberto Belluco

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